Papa Francesco, le unioni civili e il queer.

Nei giorni scorsi, le parole di Papa Francesco sulle unioni civili hanno alimentato un vivace dibattito e qualche polemica. La frase riportata nel documentario diretto da Evgeny Afineevsky è stata infatti interpretata in diversi modi: da un lato, le falangi cattoliche integraliste hanno gridato allo scandalo per il riconoscimento delle coppie gay; dall’altro, c’è chi ha detto che Bergoglio non ha equiparato il matrimonio, che è possibile solo fra un uomo e una donna, alle unioni civili, nate per tutelare giuridicamente le coppie omosessuali. Ancora, da un lato c’è chi ha visto nelle parole del Papa un’apertura agli omosessuali e dall’altro, c’è chi le ha lette come una concessione che prende atto di una legge dello Stato e che non intacca comunque la natura conservatrice della Chiesa. Ad ogni modo, le parole del Papa hanno di nuovo indirizzato l’attenzione sul tema del rapporto fra omosessualità e matrimonio e ci hanno fornito una buona occasione per interrogarci. E se affrontassimo questi temi da un altro punto di vista?

La visione che vi proponiamo è quella di Federico Zappino, classe 1983, filosofo e attivista del pensiero queer, che ha tradotto in italiano diverse autrici che si occupano di studi di genere. Nel 2019, Zappino ha pubblicato, per Meltemi Editore, il libro dal titolo Comunismo queer, note per una sovversione dell’eterosessualità, che raccoglie nove saggi scritti in tempi ed occasioni differenti.

Il libro di Zappino non chiama in causa i gusti personali e l’orientamento sessuale individuale, uno/a può essere quello che vuole: etero, omo, trans, ecc. Il libro discute invece l’organizzazione della società eterosessuale e analizza l’eterosessualità come un sistema sociale che produce le donne e le minoranze di genere e sessuali come diseguali. La tesi di fondo di Comunismo queer è che l’eterosessualità è un modo di produzione, non delle merci, ma delle persone, visto che produce gli uomini e le donne, e quindi le forme di relazione, “in modi che sono indistinguibili dalla diseguaglianza e dalla gerarchia”. Un modo di produzione che precede quello capitalistico, che, a sua volta, si nutre, delle gerarchie che lo precedono. Zappino brillantemente rilegge il marxismo e il pensiero di Gramsci alla luce dei nuovi fenomeni di oggi e questa rilettura stimola un interrogativo: se la legge sulle unioni civili è sacrosanta perché riconosce diritti anche a chi prima non li aveva, rincorrere istituti giuridici o sacramenti come il matrimonio, caratteristici di una società in cui le donne e le minoranze di genere stanno scomode, non significa, se la questione è vista da una prospettiva politica, riconoscere il modello eteronormativo della coppia rispetto ad altre forme di unione condannate a non essere riconosciute? Non significa replicare un sistema ingiusto? Delle due visioni, l’una non esclude l’altra ma entrambe possono andare di pari passo: si può, cioè, lottare per le unioni civili senza credere che questa sia l’unica rivendicazione possibile o il massimo delle aspirazioni cui si possa ambire. Soprattutto, il libro di Zappino mostra come sia possibile andare oltre gli schemi entro i quali il dibattito mediatico su questi temi spesso è confinato.

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