Perché non vaccinare operatori ed educatori? Etnos scrive all’Asp di Caltanissetta

Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata dal presidente della cooperativa sociale Etnos, Fabio Ruvolo, inviata alla Direzione generale e alla Direzione sanitaria dell’ASP di Caltanissetta. La lettera solleva una questione importante, relativa alla possibilità di vaccinare educatori ed operatori sociali. Nonostante, in queste ore, l’Aifa abbia sospeso, in via precauzionale, l’uso del vaccino AstraZeneca in tutta Italia, il desiderio di poter lavorare in sicurezza resta legittimo, così come la richiesta di considerare categorie a rischio i lavoratori che operano nelle case accoglienza.

«Gentilissimi direttori

con la presente vogliamo portare alla vostra attenzione un rimando concreto sulla situazione attuale all’interno dei servizi educativi per minori italiani e stranieri non accompagnati e case accoglienza per donne e minori vittime di violenze, iscritte all’albo regionale ex legge 22/86, rispetto alla pandemia. In riferimento ai minori provenienti da contesti di privazione e di sofferenza, la gestione degli spazi e dei luoghi, viste le normative per arginare il virus, è sempre più complicata nell’ottica di una stretta convivenza.

Richiediamo di prendere in considerazione il ruolo degli educatori e operatori sociali, all’interno delle comunità educative rispetto alla vicinanza non solo emotiva e affettiva, ma quanto più fisica con i minori inseriti presso i nostri centri. Riteniamo necessario non sottovalutare le difficoltà di fatto nel mantenere una turnazione attiva che supporti l’equilibrio non solo del servizio, ma anche degli operatori stessi.

Si ritiene che il lavoro e la vicinanza ai minori ed il tipo di servizio reso, debbano portare a considerare che i lavoratori si facciano rientrare nelle categorie professionali aventi diritto ad una vaccinazione prioritaria, in modo da poterci permettere di continuare ad operare in sicurezza. Tali lavori devono pertanto essere considerati servizi pubblici essenziali.

In considerazione di tale interpretazione, che conseguentemente non prevede l’applicazione della misura di quarantena con sorveglianza attiva per chi svolge le nostre mansioni, non ci risulta comprensibile la ragione dell’esclusione degli educatori professionali ed operatori dalla campagna di vaccinazione.

Ci teniamo a precisare che queste strutture non sono state progettate per gestire casi di positività da virus e al contempo permettere il contenimento della diffusione del virus. L’utilizzo dei DPI non può essere considerato un sistema efficace in un contesto come il nostro che è molto distante per concezione da un ambiente ospedaliero, senza considerare le difficoltà psicoemotive dei minori, che si vedono confinati in stanze buffer, a cui viene a mancare un’adeguata interazione sia con le figure adulte di riferimento che con i pari.

Siamo consapevoli delle difficoltà legate alla campagna vaccinale ma riteniamo che i lavori degli operatori sociali nelle comunità, siano equiparabili a figure professionali quali infermieri e operatori socio sanitari e si auspica quanto prima che gli uffici di competenza possano arrivare ad una nuova considerazione.

In attesa di un riscontro in merito, porgiamo cordiali saluti».

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