8 marzo tra passato e presente

Non una di meno
Volantino sull’organizzazione della Lega delle lavoranti a domicilio (Istituto Gramsci)

«Essenziale è il nostro sciopero, essenziale è la nostra lotta»: è questo lo slogan della mobilitazione globale femminista e transfemminista organizzata oggi in oltre trenta città d’Italia (e diverse centinaia nel mondo) dal movimento Non Una Di Meno, fatto di persone singole e realtà collettive che si battono per l’uguaglianza di genere. Tra i temi più urgenti da affrontare in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, il lavoro riproduttivo e di cura in tempi di pandemia e le potenzialità e i limiti dello smart working. Lavorare da casa si traduce in un’ulteriore chiamata alla flessibilità e alla disponibilità al lavoro e in una sovrapposizione del lavoro ai gravami della vita domestica, determinando sfruttamento e stanchezza maggiori? Le lavoratrici e i lavoratori diventano ulteriormente invisibili?

Tra le questioni più calde, una crisi economica e sociale in cui le donne, i giovani e le persone migranti sono le categorie più colpite e il dramma dei femminicidi e della violenza di genere, che spesso avvengono tra le mura domestiche per mano di partner, di ex o di familiari. Sono molti gli argomenti sui quali confrontarsi, nel rispetto delle norme anti contagio: temi che riguardano anche la provincia di Caltanissetta, che, già prima dell’emergenza sanitaria, nel 2019 registrava il tasso di occupazione femminile più basso (22,3%) insieme ad Agrigento (23,3%, Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni Istat). Anche a Caltanissetta le azioni che si determinano oggi avranno effetti in futuro, visto che, qui come altrove, l’emergenza sanitaria ha acuito le diseguaglianze e il ritorno a una vita “normale” non è più pensabile. E allora?

Allora le iniziative che esulano da una presa di posizione politica non bastano più. Il lavoro può essere un’occasione per realizzare sé stesse e costruirsi un domani migliore oltre la violenza subita, ma da solo non basta. Come non bastano le frasi di donne illustri proiettate sulle facciate degli edifici (iniziativa lodevolissima, per carità). Più che in altri luoghi, a Caltanissetta, centro di un Sud del Sud, le donne devono tornare ad occupare lo spazio pubblico e la scena politica, come altre volte fecero in passato, esempio fra tutti quello delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa. Parlarsi, confrontarsi e agire per ridiscutere lo scenario provinciale: è questa la sfida che attende le donne di Caltanissetta. Non una di meno.

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