Quando l’umanità è in rivolta…

Chissà se Umanità in rivolta sarà giudicato, nei prossimi anni, il manifesto del sindacalismo dei giorni nostri. Scritto semplicemente ma pieno di episodi significativi sullo sfruttamento del lavoro contemporaneo e di rimandi alle migliori tradizioni sindacali italiane (Giuseppe Di Vittorio) e culturali europee (Albert Camus), il libro di Aboubakar Soumahoro promette davvero bene per essere ricordato come uno dei testi chiave delle lotte di oggi per i diritti di tutti i lavoratori, da quelli della logistica meglio noti come rider, ai giornalisti che lavorano in condizioni sempre più precarie e che la digitalizzazione dell’informazione ha reso ulteriormente vulnerabili. Fino ai braccianti agricoli, costretti a condizioni disumane e vessatorie e a ritmi di lavoro massacranti e senza alcun diritto.

Per comprendere veramente la drammaticità delle condizioni dei braccianti, dobbiamo riandare con la mente alla provincia di Caltanissetta dei primi anni del secondo dopoguerra, quando prendere parte alle occupazioni delle terre significava anche morire sotto il fuoco della polizia. Oggi i braccianti agricoli hanno spesso nomi africani ma le logiche di sfruttamento sono antiche, italiane, proprie dei contesti in cui questi lavoratori dovrebbero sentirsi a casa loro, riconosciuti come esseri umani e non solo come braccia indispensabili ad un comparto agroalimentare in crescita nonostante la crisi economica. Questo divario tra crescita del comparto e diminuzione del benessere dei lavoratori, l’attivista sindacale italo-ivoriano Aboubakar Soumahoro lo evidenzia molto bene, anche servendosi di dati, statistiche e studi di settore. Perché in Italia, in Sicilia, nelle campagne si assiste ad una regressione dei diritti acquisiti dai lavoratori e dalle lavoratrici: da Foggia a Rosarno, da Cassibile alle campagne del ragusano dove, all’inizio di questo mese, è balzato agli onori delle cronache l’atroce episodio della madre che faceva prostituire la figlia tredicenne. È in questi contesti di povertà e di precariato che matura per tutti, giornalisti, rider, braccianti, la nuova sfida: conquistare un diritto alla felicità che, se non sarà per tutti, non sarà per nessuno. Una vera sfida sulla quale Umanità in rivolta ci costringe a riflettere. Chi sta davvero bene, oggi, in Italia?

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