Sanità siciliana: quando cambia tutto per non cambiare niente. Considerazioni di Giuseppe Dolce

Giuseppe Dolce

In merito all’indagine “Sorella Sanità” condotta dalla Guardia di Finanza, riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di Giuseppe Dolce, medico ospedaliero in pensione, da sempre attivista di sinistra con alle spalle diversi incarichi istituzionali, prima come consigliere comunale e provinciale, poi come assessore e vicepresidente della Provincia Regionale di Caltanissetta.

«Gli arresti per corruzione e reati correlati hanno portato alcuni manager della sanità siciliana o in carcere o agli arresti domiciliari. L’indagine chiamata in codice “Sorella Sanità” ha scoperchiato una rete affaristica guidata da noti esponenti della sanità, conosciuti dagli addetti ai lavori. Addirittura qualcuno, come Antonino Candela, insignito di onorificenze per la sua presunta lotta alla corruzione, in atto è il coordinatore per l’emergenza coronavirus in Sicilia. È lo stesso che, intercettato, diceva sprezzantemente «la sanità è un condominio ed io sono il capo condominio», ed intanto chiedeva il pizzo del 5% su gare di appalto truccate. La rete dei corruttori si poggiava anche sul direttore generale dell’Asp 9 di Trapani, Damiani, su due imprenditori, sul deputato regionale Carmelo Pullara di Licata e su altri personaggi, in tutto finora circa dodici affaristi coinvolti. Quest’ultimo, Pullara, è un personaggio politico discusso, molto legato al partito Cantiere Popolare, creato dagli onorevoli Saverio Romano e Totò Cuffaro, che poi si fuse con l’MPA di Raffaele Lombardo, ed a Idea Sicilia, ed in questa formazione politica l’onorevole Pullara è stato eletto alle ultime elezioni regionali ed oggi ne è il capogruppo all’Assemblea regionale siciliana. Questo partito oggi conta ben tre assessori nella giunta Musumeci, quindi non ci si può stupire di questo ennesimo scandalo della sanità siciliana. Il sistema ed i personaggi sono sempre gli stessi da almeno vent’anni! Qualcuno ricorderà senz’altro il film documentario “La mafia bianca”, che disvelava il sistema affaristico che gestiva l’affaire sanità in Sicilia. Erano i tempi del cuffarismo e risulta del tutto evidente ed impressionante come nell’attuale indagine “Sorella Sanità” calcano la scena gli stessi pupari e sono soltanto cambiati i burattini che intascano le mazzette! È per questo che oggi a molti addetti ai lavori non suscita sorpresa l’arresto di questi dirigenti e dei loro referenti. Nel mondo della sanità regionale non è un mistero a quale “santo” ci si deve rivolgere per potere ottenere favori, affari, assunzioni, nomine e perfino lo spostamento da un reparto ad un altro di dipendenti delle aziende sanitarie. Anche nel nostro territorio dell’Asp di Caltanissetta basta chiedere al più umile dei lavoratori per sapere a quale porta bisogna bussare per avere audience. D’altra parte non si svela nessun segreto quando si dice, senza possibilità di smentita, che nel momento delle nomine degli organigrammi dirigenziali, il metodo ed il libretto più in uso è l’immarcescibile manuale Cencelli che, com’è noto, non prevede tra i criteri il merito e la competenza ma solo l’appartenenza. E non mi stupisce affatto che il dottore Candela o Pullara o Damiani possano essere passati con indifferenza dal governatore Cuffaro a Raffaele Lombardo o al duo Crocetta-Lumia ed ora alla giunta guidata da Musumeci. Il sistema è intercambiabile ed i referenti-pupari sono, come si vede, sempre gli stessi da decenni e decenni! In questo caso ci sorregge e ci guida un’altra opera letteraria: “Il Gattopardo”. Qui da noi, in Sicilia, vige sempre il gattopardismo! Cambia tutto per non cambiare niente! Ed è triste e deludente alla vigilia del ventottesimo anno della strage di Capaci e poi di quella di via d’Amelio, dove furono assassinati i giudici Falcone e Borsellino e gli uomini delle loro scorte, dovere constatare come in tutti questi anni sia cambiato poco nel campo del malaffare e della corruzione. E proprio oggi, un giornalista con la schiena dritta come il nostro concittadino Attilio Bolzoni, può scrivere a ragione che in Sicilia “si è solo data una ripittata, una mano veloce di vernice sopra pareti scrostate e muri fradici. Per fare sembrare tutto nuovo e pulito, un maquillage per evitare di vedere cosa c’è sotto!” E come nel caso della indagine “Sorella Sanità”, c’è il solito sistema, le solite facce».

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Un pensiero riguardo “Sanità siciliana: quando cambia tutto per non cambiare niente. Considerazioni di Giuseppe Dolce

  • 23 Maggio 2020 in 05:30
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    A mio avviso sarebbe meglio non celebrare la giornata della legalità, per non fare torto ai giudici Falcone e Borsellino.

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