Si chiude il sipario su Villa Testasecca, tra arte, storia e… buona politica!

Villa Testasecca

Chi, passando da viale Luigi Monaco, non ha buttato, almeno una volta, l’occhio su villa Testasecca? Chi non si è mai chiesto come potesse essere, al suo interno, quella imponente dimora signorile nata nella seconda metà del XIX secolo lungo contrada Bagno?

Grazie al Festival delle città “Le vie dei tesori”, i visitatori che hanno varcato l’ingresso di villa Testasecca sono stati numerosissimi. E anche se nessuno ha potuto fotografare gli interni e gli splendidi arredi voluti dall’imprenditore minerario Ignazio Testasecca e mantenuti fino ad oggi, la vegetazione e le testimonianze artistiche dell’immenso giardino che circonda la villa non sono certo passate inosservate.

Il pergolato

La storia del parco Testasecca, vero e proprio polmone verde della città, non si ferma, però, ad alberi e statue. Dagli inizi degli anni Settanta fino al 1978 circa, sulla necessità di restituire il parco alla città per sottrarlo alla speculazione edilizia l’allora Partito comunista nisseno fece una delle più grandi battaglie ambientaliste della storia cittadina. Per ricordare quei momenti abbiamo sentito tre militanti storici, Leonardo Lombardo, Puccio Dolce e Fiorella Falci.

Stralcio di volantino della Federazione comunista per chiedere la restituzione del parco Testasecca alla città.

«La battaglia per il Testasecca nacque durante lo scontro col sistema di potere della Dc, il partito della speculazione edilizia e delle mani sulla città. C’era anche una certa sensibilità ambientale che cominciava a nascere dopo il Sessantotto» dice Leonardo Lombardo, segretario della Federazione giovanile comunista di Caltanissetta dal 1972 al 1974.

Un piccolo pezzo del parco

«L’onda del Sessantotto aveva prodotto a Caltanissetta una presa di coscienza di tanti giovani, soprattutto studenti, che si era concretizzata ed era esplosa in una grande manifestazione organizzata dalla Cgil e dal segretario provinciale Orlando. C’era stata la plastica rappresentazione di quello slogan che si gridava in piazza: “operai e studenti uniti nella lotta!” Nel nostro caso c’era stato lo storico incontro dei minatori (nerbo della classe operaia nissena), dei braccianti e degli studenti» aggiunge Puccio Dolce, a proposito del fondamento politico delle battaglie condotte negli anni Settanta, compresa quella per il parco. «Della leva dei giovani comunisti che aveva organizzato quella manifestazione ricordo Angelo Pitruzzella, Michele Geraci, Leonardo Lombardo, Cristina Falci, e ancora Fiorella Falci, Renato Lombardo, Felice Piccicuto, Alida Amico ed una compagna di Serradifalco, Di Francesco. Infine, le sorelle Lina e Loredana Calì, ma ne dimentico tanti».

Quella fu una battaglia che conduceste all’interno delle istituzioni o riusciste anche a coinvolgere la cittadinanza?

«Qualcuno di noi diventò consigliere comunale» continua Puccio «come Fiorella Falci, il sottoscritto e poi anche Antonio Riolo. Bisogna ricordare che questo fu il periodo del sacco edilizio della città, con l’approvazione del primo Prg e con l’acquisto di tantissime aree agricole interne alla città per la cementificazione selvaggia e senza scrupoli. La battaglia iniziò in consiglio comunale sotto la guida del grande Mario Arnone, per poi coinvolgere la città. Tantissime le iniziative portate avanti nelle sezioni del Pci, che allora erano la “Gramsci” e la “Faletra”. Delle sezioni ricordo il gruppo dirigente storico: Lorenzo La Rocca, Letizia Colajanni, Teresa Gentile, Massimiliano Macaluso, Biagio La Paglia, Gaetano Castello, Gaspare Scavone, Saverio Baiomazzola, Michele Petrantoni (segretario Cgil), Michele Serafino e tanti altri che sarebbe lungo elencare in questa sede. La battaglia per sottrarre alla lottizzazione il Parco Testasecca fu vigorosa e senza esclusione di colpi. Dall’altra parte c’erano collaudati componenti dei comitati d’affare che avevano saccheggiato le periferie della città cresciuta a dismisura con la cementificazione di vaste aree agricole e verdi. Il culmine di quella battaglia politica fu rappresentato da un mitico manifesto: “Fermiamo le cavallette”. Ma in quell’epoca l’ecologismo non era presente nella coscienza collettiva ed invece la Dc e i suoi alleati avevano in consiglio comunale e nell’elettorato una maggioranza “bulgara!” Era famosa allora una frase che circolava in consiglio: “ed ora votiamo ca u sceccu vola”, a voler dire che si faceva quello che la maggioranza decideva! Una battaglia persa che avrebbe portato a uno sviluppo diverso della città, non solo per l’acquisizione del parco all’uso pubblico ma, in generale, per uno sviluppo urbanistico non piegato alle decisioni degli speculatori».

Cosa rimane oggi di quella politica ce lo dice Fiorella Falci: «Delle battaglie del Pci nisseno oggi nessuna forza politica ha raccolto il testimone, cioè la capacità di coniugare obiettivi concreti e questioni politiche generali. Per esempio, il diritto alla casa e l’assegnazione delle case popolari, o il diritto all’acqua pubblica e i carrozzoni degli enti regionali, o l’urbanistica contro la speculazione edilizia e l’ambiente urbano ecosostenibile e vivibile. È stato grazie al Pci nisseno che negli anni Settanta e Ottanta il centro storico è stato difeso dalla speculazione edilizia che era già in agguato con autorevoli referenti nelle amministrazioni comunali. Oggi la politica cittadina gira quasi sempre intorno a problemi secondari che non incidono sulla gestione del potere, che decide fuori dalle istituzioni secondo interessi occulti. È un paradosso incredibile che a maggiore, apparente, conoscenza e informazione corrisponda questa opacità e inconcludenza del dibattito pubblico».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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