11 Febbraio 2026
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Sogni di zenzero: due linguaggi per un intreccio di tante storie

Mareme Cisse e Lidia Tilotta. Foto tratta dal libro Sogni di zenzero, Una storia, tante ricette tra il Senegal e la Sicilia, Slow Food Editore, Bra, 2025.

Due autrici, due linguaggi e tante storie che si intersecano: “Sogni di zenzero”, scritto a due mani da Mareme Cisse e Lidia Tilotta, potrebbe essere questo. Un intreccio che non si ferma a una generazione, perché la scelta di parole semplici ma accurate scava in un passato vissuto a Dakar e lo riporta a galla con i suoi ambienti e le sue figure importanti, esattamente come un cucchiaio mescola tanti ingredienti per fonderli insieme in un unico impasto. Così il Senegal dell’infanzia e dell’adolescenza di Mareme si mischia alla Sicilia del suo presente e ad un futuro che cammina non solo sulle sue gambe ma anche su quelle dei suoi quattro figli, nati da genitori africani e cresciuti ad Agrigento.

La storia di Mareme Cisse, ormai una celebrità della fusione siculo-senegalese in cucina, non è la classica storia della persona migrante e della traversata condotta tra le intemperie o i mille pericoli. Nel 2004, Mareme arriva in Italia in sicurezza, prendendo l’aereo e portando con sé i suoi ventitré anni e il figlio primogenito in braccio. Un viaggio che si ferma ad Agrigento, dove raggiunge suo marito, emigrato prima di lei. Nel cuore della nuova città, l’antica Akragas legata simbolicamente al granchio, Mareme si sente quasi annientata in un ambiente che non è il suo e che le impedisce di realizzare le cose che vorrebbe.

A questo punto, chiunque pensi che la donna africana sia, in tutti i casi, sottomessa o che non abbia la forza di imporre le sue idee, dovrà ricredersi. Così come rimarrà sorpreso chi ragiona con lo stereotipo che l’arretratezza sia diffusa allo stesso modo in tutte le famiglie. Mareme, infatti, supererà l’inferno con un divorzio e mettendo a frutto la sua più grande risorsa: cucinare.

Questo libro non è scritto solo col linguaggio delle parole, ma le spezie di Salamba (madre di Mareme e figura portante della sua vita) permettono di odorarlo e gustarlo. Chiodi di garofano, cannella, zenzero diventano ingredienti fondamentali per ricette create da insoliti accostamenti tra il Senegal e la Sicilia e tra il dolce e l’amaro, riflettendo i chiaroscuri di qualunque esistenza.

Quanto siano azzeccati questi accostamenti, lo dice la storia di Mareme, campionessa del mondo al World Couscous Championship nel 2019 e vincitrice della prima edizione di Cuochi d’Italia – Campionato del Mondo, sulla programmazione Sky, condotta dallo chef Bruno Barbieri. E lo dicono il successo ottenuto dal ristorante Ginger (che considera il suo quinto figlio) nel cuore di Agrigento, insieme ai circuiti virtuosi di solidarietà messi in piedi per aiutare i soggetti più deboli.

Questa storia, presentata a Caltanissetta qualche mese fa, stimola anche domande su come avvengano le contaminazioni gastronomiche e culturali nella nostra città. Possiamo dire che esistono diversi market legati, ad esempio, alla Romania, al Marocco o al Pakistan, e qualche macelleria halal. Realtà ubicate nel centro storico che possono introdurre agli usi di Paesi e culture altre rispetto alla nostra. Ma la strada della contaminazione dei sapori e della creazione di una cucina di frontiera fra persone che abitano lo stesso spazio è ancora tutta da percorrere.

 

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