“Utilizziamo questo tempo per riflettere”. Federica Giorgio parla della sua quarantena precauzionale

Federica Giorgio

Federica Giorgio ha 35 anni e  molti la conoscono per essere la segretaria del circolo Centro storico del PD. Dopo essere tornata da Milano, Federica si è messa in quarantena volontaria per precauzione e ha voluto raccontare la sua esperienza di questi giorni.

«Fino ad ora non ho voluto dire nulla in merito al coronavirus perché credo che sia giusto che a parlare di una cosa così grave e delicata che si sta abbattendo sull’Italia e ancora prima sul mondo intero, debbano essere gli esperti. Ma adesso che mi si chiede di raccontare la mia esperienza, anche in virtù della mia quarantena volontaria e del risvolto sociale, lo faccio volentieri.

Pur essendo giovane ho vissuto moltissime esperienze. Più di una volta la vita mi ha messa di fronte a situazioni critiche e talvolta pericolose ma mai avrei immaginato di trovarmi di fronte ad una situazione come questa. Vedendo quello che stiamo vivendo in questi giorni mi viene da pensare che forse questo virus è arrivato per imporre uno stop, un momento di riflessione ad un mondo fatto di corse frenetiche, lavoro, di social, di likes, di inquinamento, di relazioni virtuali. Stavamo perdendo il vero senso delle cose e le cose che davvero hanno un senso. Il virus inoltre ci sta mettendo tutti sullo stesso piano: il banchiere, l’imprenditore, l’operaio, il medico, tutti aggredibili da un nemico invisibile, indipendentemente dal nostro status sociale. Eppure c’è chi ancora oggi non l’ha capito pienamente e forse per questo ci troviamo nella situazione in cui siamo, perché molti sono convinti che a fare i sacrifici debbano essere gli altri, che debbano rinunciare solo gli altri alla vita normale, fatta anche di cene e aperitivi.  Siamo portati a non modificare nulla, fino a quando però il virus non ci colpisce o fino a quando lo Stato non sia costretto a mettere in atto misure così restrittive, da impedirti di uscire, perché i cittadini da soli non riescono a darsi delle regole.

Devo essere sincera quando sono tornata da Milano per lavoro, non ho deciso immediatamente di mettermi in quarantena bensì dopo qualche ora, anche perché dopo aver compilato tutti i moduli e dopo aver parlato con il medico di famiglia mi era stato detto che sarei potuta uscire ma con alcune accortezze in più.  Per cui avevo deciso di attenermi a quelle regole, visto che ancora Milano non era considerata zona rossa. Poi tornando a casa ho maturato dentro di me, con non poca ansia e difficoltà, di mettermi in quarantena.

Avrei dovuto farlo prima? Forse si, ma è andata cosi, e ad ogni modo i miei spostamenti si sono limitati a necessità e solo per un paio d’ore, dopo di che ho deciso di chiudermi a casa ed ho deciso di farlo solo e soltanto per senso di responsabilità verso il prossimo e non per gli attacchi subiti da chi sapeva che fossi appena tornata da Milano e che mi considerava già malata e quindi un’untrice.

Questa esperienza mi sta servendo tanto e sto scoprendo due lati di una stessa medaglia e di come siamo capaci di usare due pesi e due misure se serve.

In questi giorni sto scoprendo un senso profondo della solidarietà da parte di chi non mi sarei mai aspettata, da persone estranee o comunque conoscenti, ma anche il totale distacco da persone da cui mi sarei aspettata aiuto. E vedere il totale menefreghismo di certo ti fa riflettere e non poco, e ti ferisce. E ci tengo a precisare che ad oggi non sono neanche malata! Ma sono stata vista come un’untrice già a prescindere, una persona da aggredire, da tenere distante, in tutti i sensi, perfino dai social, tirando fuori degli aspetti che non avevo considerato. C’è stata anche gente che mi ha vista a 10 m di distanza, non appena arrivata e con le quali non ho neanche avuto un minimo contatto, che poi in privato mi ha scritto: “spero che tu non sia positiva, perché altrimenti me lo sono beccato pure io”.  Da qui capisco da un lato la paura, che ci sta tutta, ma dall’altro l’egoismo. Perché io penso che se tu davvero non vuoi ammalarti per non contagiare i tuoi cari, devi per prima rinunciare a qualcosa, e non aspettare che lo facciano gli altri per permetterti di condurre una vita normale, andare al bar etc. Proprio per questo tengo  a precisare che la mia decisione di restare  a casa  non è stata presa per permettere agli altri di andare in giro indisturbati, visto che gli untori sono chiusi a casa, ma semplicemente perché se avessi contagiato qualcuno non me lo sarei mai perdonato. Per dare l’esempio, perché sono sempre stata convinta che il mondo cambi con l’esempio, non con la nostra opinione, nonostante io sia nessuno per dare l’esempio. Ma è pur sempre una gocciolina in fondo al mare, ed un esempio buono piuttosto che uno cattivo è sempre la scelta migliore.

Ho dovuto riflettere prima, perché sono umana, e perché l’idea di stare a casa sola per 14 giorni, l’idea di dipendere dagli altri mi faceva stare male.

In questi giorni sto riscoprendo il valore di un abbraccio o un bacio che non posso ricevere, o semplicemente la gioia di avere qualcuno accanto con cui conversare, fare colazione, o pranzare, tutte cose che mi stanno mancando da morire. La cosa che mi manca più in assoluto è proprio il rapporto umano, le relazioni vere, non quelle sui social. Vivendo sola io sono in una condizione di totale isolamento, ma chi vive a casa con i propri cari potrà approfittarne per imparare a rallentare, a riprendere contatto con le cose semplici che spesso perdiamo di vista, riscoprire la gioia di stare insieme, di fermarsi e condividere una cena in maniera serena, o un film, o un libro o un gioco di società.

In questi giorni mi sto documentando in maniera più seria su questo virus ed ho capito che davvero è fondamentale che ci fermiamo tutti. Tutti quanti siamo chiamati a rinunciare a qualcosa, sia esso un parente, un pranzo un aperitivo. Che ci si creda o meno, non è una semplice influenza e se si vuole interrompere il contagio bisogna restare a casa. Forse io per prima ho sottovalutato la pericolosità, ma in realtà l’ho fatto per spirito di sopravvivenza perché essendo ipocondriaca ho voluto mettermi in testa che non vi fosse un pericolo cosi grande, altrimenti non avrei vissuto più.

In ultimo penso che forse questo virus servirà a tornare ad essere più umani, a pensare che se capita a te forse domani capiterà a me, penso a quei poveri profughi, e penso a tutti quei giovani che si sono riversati sui treni quella famosa notte nella fuga di notizie. Beh, non ho visto molte differenze, ma ho visto nei loro occhi la stessa paura. Utilizziamo questo tempo per riflettere su dove stavamo andando, e per cambiare rotta se necessario, nella speranza che passi presto. Dopo questo stop, sicuramente un abbraccio, un bacio, una stretta di mano, perfino il caffè al bar avranno un altro sapore: quello della consapevolezza che niente è scontato. Il mio pensiero va anche a tutti coloro che vivono una condizione di solitudine: non facciamole sentire sole!! Quando finirò la quarantena, mi metterò a disposizione di quanti dovessero avere bisogno di aiuto per spesa o altro. Nel frattempo #iorestoacasa e lo farò anche dopo il termine della quarantena il più possibile, per tutto il tempo necessario. Fatelo anche voi».

 

 

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