A Caltanissetta il caporalato esiste: dura presa di posizione delle associazioni

Anche il MOVI (Movimento Volontariato Italiano), la Casa delle Culture e del Volontariato “Letizia Colajanni” e il Comitato “Giustizia per Adnan” hanno espresso viva soddisfazione per l’operazione anti-caporalato “Attila” di Carabinieri e Polizia di Caltanissetta, che ha portato all’arresto di ben 12 persone, con gravi accuse: associazione per delinquere finalizzata al reclutamento ed allo sfruttamento della manodopera, estorsioni, sequestro di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violazione di domicilio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. E lo hanno fatto attraverso un comunicato stampa datato 3 dicembre, del quale pubblichiamo alcuni stralci.

Per Filippo Maritato, presidente del MOVI e direttore della Casa delle Culture e del Volontariato, l’inchiesta della Procura di Caltanissetta, “ha contribuito a svelare una realtà criminale profondamente radicata nel territorio e fino ad oggi gravemente sottovalutata”.

Ennio Bonfanti del Comitato “Giustizia per Adnan” ha sottolineato come grazie all’operazione “Attila” sia stata “smascherata un’ipocrisia generale: a Caltanissetta il caporalato c’è e dietro i Pakistani sfruttati ci sono sempre imprese agricole sfruttatrici, intestate a sicilianissimi imprenditori”.

Le realtà associative firmatarie del comunicato invocano quindi l’impegno collettivo di sindacati, associazioni di categoria, forze dell’ordine e magistratura, anche per allargare l’attività investigativa al tessuto imprenditoriale agricolo in cui il fenomeno del caporalato ha attecchito.

 

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