Al Censimento FAI si può votare il Castello di Pietrarossa

Veduta del Castello di Pietrarossa. Foto inviata dal Presidente di Italia Nostra Sicilia, Leandro Janni.

Al Castello di Pietrarossa, o a ciò che ne rimane, basterà essere fra i luoghi più votati in occasione del decimo censimento nazionale del FAI? Al momento il castello nisseno occupa il posto 845 della classifica con 181 voti, ma per votare ci sarà tempo fino al 15 dicembre 2020, andando su https://www.fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/classifica/. Intanto, sullo stato di conservazione del Castello di Pietrarossa, simbolo di Caltanissetta, riceviamo e pubblichiamo il commento del presidente di Italia Nostra Sicilia, Leandro Janni:

«Dal 6 maggio al 15 dicembre 2020 si potrà votare per il decimo censimento nazionale lanciato dal Fai per indicare i luoghi che amiamo di più e che vorremmo vedere valorizzati. Il nostro castello di Pietrarossa è tra i beni culturali individuati in Sicilia. Il sindaco Roberto Gambino, in questi giorni, invita la cittadinanza a votare per il sito del Fai, scegliendo ovviamente il castello di Pietrarossa. Infine, egli sottolinea che «questa è un’importante possibilità per la nostra città».

Lo scorso febbraio, noi di Italia Nostra scrivemmo: «La fortezza, ubicata nel margine orientale del centro storico, si erge su una serra calcarea che domina la valle del Salso, in collegamento visivo con il castello di Pietraperzia. Crollato in parte nel sec. XVI, il castello è stato utilizzato nel corso dei secoli, come cava di pietre per costruire il convento dei francescani, le cappelle del cimitero e le abitazioni degli Angeli.» (Rosanna Zaffuto Rovello, Storia di Caltanissetta, Palermo 2008). Più volte, Italia Nostra e Storia Patria hanno sollecitato l’Amministrazione comunale nissena a rendere fruibili i ruderi dell’ex fortezza cittadina ma, ad oggi, nulla è stato fatto. E così, di giorno è possibile osservare, soltanto da debita distanza, ciò che resta dell’antica fortezza; di sera e di notte il nostro castello addirittura scompare nel buio. Davvero un bel modo di valorizzare i beni culturali e ambientali. Bel modo di puntare al turismo in questa nostra città. Bel modo di rafforzare la nostra identità storica e culturale. Dunque, ancora una volta sollecitiamo le istituzioni competenti a elaborare e porre in atto un progetto di tutela, valorizzazione e fruizione dell’ex castello di Pietrarossa, simbolo della città di Caltanissetta».

Ma tornando all’oggi: a noi il gesto, l’invito del sindaco Gambino appare, più che altro, come una resa, una rinuncia, da parte del Comune di Caltanissetta. Una resa, una rinuncia ad occuparsi della doverosa salvaguardia e rivalutazione del più importante monumento della città, affidandosi a un ente privato».

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