Bilancio sulla presenza di Moni Ovadia a Caltanissetta. Ne parliamo col sindaco Giovanni Ruvolo

Moni Ovadia

Domenica 12 maggio, i nisseni sceglieranno il loro sindaco ed è quindi tempo di bilanci sull’esperienza della giunta Ruvolo, tra luci e ombre. Tra le luci, la direzione artistica di Moni Ovadia al Teatro Margherita fa ancora discutere ed ha fatto discutere anche nella nostra rubrica. Proprio per questo riteniamo utile fare al sindaco Giovanni Ruvolo qualche domanda sull’importanza di Moni Ovadia per il teatro nisseno e sull’eredità che l’attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore, cantante e intellettuale di cultura ebraica lascia nella nostra città. In un corso Umberto assolato e ancora zona pedonale, Ruvolo ha fatto il punto su questa esperienza, comunque prestigiosa per Caltanissetta.

Cosa ha significato per il teatro Margherita e per la città avere un direttore artistico come Moni Ovadia?

«Fin dall’inizio, questa amministrazione ha considerato la stagione teatrale un punto di riferimento identitario della nostra città. Volevamo realizzare questo tempio laico della bellezza che è il Teatro Margherita riempiendolo di contenuti, con una gestione diretta del Comune. Partendo da questa visione strategica abbiamo individuato un direttore artistico che avesse a cuore i temi dell’interculturalità, della diversità e dell’integrazione. Moni Ovadia ha raccolto la sfida di una città di provincia che voleva investire sulla cultura. Una “periferia” che voleva vivere il riscatto attraverso la cultura». A questo punto è opportuno ricordare che il termine “periferia” fu scelto da Ovadia per definire Caltanissetta durante la conferenza stampa di presentazione della stagione teatrale da lui presieduta, alimentando molte polemiche nell’ambiente cittadino del teatro. «Quando abbiamo fatto presente che i nostri budget erano molto limitati, Moni Ovadia ha voluto contribuire con la gratuità della sua attività. In quel momento è nata l’idea dei teatri in rete, la collaborazione tra più teatri che ha consentito di ottimizzare molto i costi e di fare una pianificazione triennale per realizzare stagioni che potessero offrire performance di solito presenti nei teatri di città europei. Di questa rete oggi rimane una forte relazione con la città di Enna, relazione che si è estesa in altri ambiti, come “Agenda urbana”, per attuare la strategia di sviluppo urbano sostenibile. La stessa cosa è accaduta con Agrigento, perchè il teatro è servito a creare un collegamento e a mettere in retecittà che hanno costruito la propria identità con la cultura».

Il sindaco Giovanni Ruvolo

Quindi il teatro è servito ad altro o è stato utilizzato per far crescere il teatro?

«Abbiamo prodotto Il casellante» (spettacolo nato dalla collaborazione tra il Teatro Margherita di Caltanissetta, Promo Music Corvino Produzioni e Centro d’Arte contemporanea Teatro Carcano),«Le supplici di Eschilo in prova, Giovanna D’Arco, tutti spettacoli che sono andati in giro con il logo del Teatro Margherita di Caltanissetta».

In molti accusano il maestro Ovadia di avere ignorato le potenzialità e le esperienze culturali e artistiche del territorio, sostenendo pure  che la sua presenza a Caltanissetta non abbia lasciato nulla a chi da anni fa teatro in città. E’ vero? Perchè? In sostanza, cosa ha fatto Moni Ovadia per trasformare in un centro quella periferia culturale di cui ha parlato agli esordi dell’incarico a Caltanissetta? Cosa ci ha lasciato?

«Abbiamo incontrato forti resistenze nell’ambiente teatrale cittadino ma lo stesso Moni Ovadia ha individuato nel nisseno Aldo Rapè la prosecuzione del suo percorso. La ricaduta sulla città è stata un percorso virtuoso che ha portato all’individuazione di un direttore artistico nisseno. A distanza di cinque anni, Caltanissetta è diventata un punto di riferimento per chi ama il teatro in Sicilia. Aldo Rapè ha saputo fare il salto di qualità con una stagione variegata e le città come la nostra solo facendo rete possono elevarsi al livello delle città metropolitane. I cittadini iniziano a muoversi non più andando solo a Palermo o a Catania ma tra Caltanissetta, Enna e Agrigento, teatri di provincia di periferie che diventano protagoniste offrendo cultura di alta qualità. Perchè è la cultura la leva per costruire la libertà di coscienza dei nisseni».

Insomma, una presenza di prestigio, quella di Moni Ovadia, in una città che non è nuova alle esperienze teatrali di rilievo, come la direzione artistica di Emma Dante per il “Rosso Festival” voluta dalla giunta presieduta da Salvatore Messana e dall’assessora all’Identità e Futuro, Fiorella Falci. Chissà se il nuovo sindaco e la giunta che ne accompagnerà il percorso decideranno di seguire questa strada, assicurando alla città presenze teatrali e culturali importanti. La partita è tutta aperta.

 

 

 

 

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