Considerazioni a margine del libro di Monedero. Quale futuro per la sinistra italiana? Ne parliamo con Emilio Raimondi

Professore di Scienza della politica a Madrid, Juan Carlos Monedero è stato anche il responsabile del programma e del processo costituente di Podemos. Nel suo libro, pubblicato in Spagna nel 2013 e tradotto in Italia da Feltrinelli nel 2015, Monedero si rivolge alla “gente decente”. Quella gente che “si fa coraggio e dice di no quando sarebbe più facile dire di sì o accettare una spiegazione tranquillizzante. La gente che impara a non avere paura e a non diffidare della politica, perché sa che la politica siamo soprattutto noi. (…) Gente decente che vuole vivere una vita decente”. Il libro è un corposo trattato generale un po’ su tutto, dalla crisi della politica a quella della sinistra, ed è molto leggibile e scorrevole, scritto proprio per parlare alle persone e non ai politologi. Le parole di Monedero non convincono sempre ma stimolano alcuni interrogativi sullo stato di salute della sinistra in Italia. Ci si chiede soprattutto se leggere i conflitti attraverso l’indignazione e la decenza sia davvero la strada giusta. Partendo dal libro, abbiamo rivolto alcune domande a Emilio Raimondi, 48 anni, docente di Filosofia e Storia al Liceo “Marco Polo – Liceo Artistico” di Venezia.

In questi anni, più volte si è parlato di morte della politica e sicuramente per la politica non sono stati anni facili. Ma la politica è veramente morta? Quanto ha inciso la crisi della sinistra nella crisi più generale della politica?

«La politica, per come è stata pensata nel Novecento, si è conclusa. Questo esito ha inciso sulla crisi della sinistra e non viceversa».

In Spagna, la sinistra ha utilizzato la categoria dell’indignazione. In Italia è questa la parola da usare? Ti ritrovi in questo stato d’animo?

«Oltre il termine di indignazione, in Spagna la sinistra ha pensato un modello fuori dallo schema classico del Novecento, più sul versante deleuziano della moltitudine che non su quello gramsciano del partito–organizzazione. Non si tratta di identificarsi con uno stato d’animo, ma di pensare nuove forme organizzative. L’essere in comune è forma e sostanza di una politica di sinistra. Se non si pensa la forma nuova non ci sarà invenzione politica creatrice e dunque la sinistra morirà di crisi».

Monedero si rivolge alla gente “decente”, quella alla quale il sistema ha tolto gran parte delle possibilità di vivere: dalla casa al lavoro, alla salute. In Italia, ma anche nel resto d’Europa, i populismi spesso attraggono le persone meno dotate di mezzi, che si sfogano contro un capro espiatorio che individuano nel diverso da loro, nel più povero e nell’immigrato. Cos’è che rende “decenti” le persone, allora? Basta la sola condizione di svantaggio a renderle tali? Soprattutto, oggi le persone “decenti” sono la maggioranza? Non si è sempre più assistito, in questi anni, ad un’omologazione di gusti e desideri pe cui lo sfruttato tende ad identificarsi col potente, più che a prendere le distanze dalla propria condizione?

«Il termine ‘decente’ ha una connotazione morale. Lo rifiuto totalmente. La morale è una cosa, la politica un’altra. La politica dovrebbe occuparsi delle ‘relazioni di potere’ non delle definizioni morali».

In Italia, la sinistra sopporta o combatte le diseguaglianze? Interroga le sofferenze della sua epoca? Il linguaggio della sinistra, oggi, disvela o contribuisce a mistificare la realtà?

«In Italia non è più possibile parlare di una sinistra. Ciò che lo era ha smesso di porre al centro la questione delle diseguaglianze e si è dunque autogestita, senza riformulare una qualsiasi ragion d’essere se non quella stancamente autoreferenziale e autoconsolatoria. In questo senso, non esiste un ‘linguaggio della sinistra’, se non nella forma di una pia illusione ritornellistica».

Come definiresti un fenomeno come quello delle sardine, in base a quanto detto fino ad ora?

«Quello delle “sardine” è un fenomeno da leggere con doppia lente.

La prima: per la prima volta i ‘movimenti’ ricompattano la così detta ‘sinistra di governo’. Non si era mai visto, nel Novecento, un fenomeno di questa natura. Ciò che nasce fuori dalle strutture di partito serve al maggiore partito della ‘sinistra governista’ per farsi riconoscere nella società. Questo mostra l’assoluta nullità del radicamento politico del PD, anche in un territorio storicamente di riferimento. È la plastica dimostrazione di ciò che si era detto prima: né nei territori, né nella società la sinistra ha alcuna forma riconoscibile, non ha alcun abecedario politico. Ha perso la sua ‘forma identitaria’ e di alfabetizzazione politica. È un’autorappresentazione che, per essere credibile, ha bisogno di uno specchio esterno, un riconoscimento esterno.

D’altro lato, “Sardine” rappresenta una forma auto-organizzata. Deleuze l’avrebbe chiamata una ‘forma rizomatica del farsi della politica’.

Le forme della politica del XXI secolo si manifesteranno, sempre di più, in questo polimorfismo meno postmoderno e più oltre- il- moderno. La spettralità della sinistra italiana si misura nel suo silenzio di fronte queste forme».

 

Posso chiederti infine di formulare una previsione per la società italiana priva di una sinistra?

«L’inabissarsi delle forme tradizionali della sinistra ha aperto, già da tanto tempo, e aprirà ancora di più, uno ‘spazio della politica’ ancora impensato. Questo spazio potrà essere occupato da ‘forme politiche’ anche estremamente diverse da quelle che, nella domanda, vengono ancora indicate come di ‘sinistra’.

Spetta alla generazione nata dopo il Duemila capire come praticare gli spazi.

La generazione a cui appartengo non può che testimoniare la sua assoluta incapacità anche solo a pensare le forme nuove che la politica assumerà. È questo il vero ruolo che ci tocca: un altro sarebbe inadeguato. Si tratta di testimoniare ‘una storia’ il cui senso e la cui interpretazione sono mutati e che aspetta un’altra declinazione.

A differenza della generazione dei padri, bisogna sapersi mettere da parte quando il tempo della marginalità arriva.    

 

 

 

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Un pensiero riguardo “Considerazioni a margine del libro di Monedero. Quale futuro per la sinistra italiana? Ne parliamo con Emilio Raimondi

  • 14 Gennaio 2020 in 14:58
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    Non ho letto Monedero e quindi non mi esprimo in merito, per quanto riguarda quanto affermato dal professore Raimondi posso solo dire che la mia generazione ha davvero sbagliato molto se i suoi figli pensano che il meglio che possono fare è “mettersi da parte” anche se lo fanno per dare spazio ai nostri nipoti (e loro figli). Questi nipotini, che debbono prendere in mano la politica e la vita loro e degli altri, possono davvero “inventarsi” nuova politica e nuove forme della politica dopo uno spazio pieno di antipolitica e di assenza di “forma”?
    Sin qui ho volutamente parlato al maschile, perché proprio in questo “maschile” vedo il maggiore responsabile del disastro attuale, per fortuna ci sono le donne e prenderanno il potere e la politica, nonne, mamme, zie, cugine, sorelle, nipoti e pronipoti, daranno nuova forma e sostanza al governo del mondo.

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