Il punto su “Double face” di Gianpiero Casagni

Gianpiero Casagni

Abbiamo chiesto al giornalista Gianpiero Casagni di fare il punto su “Double face”.

La ‘doppia faccia’ di Caltanissetta, ancora, non è venuta allo scoperto. L’indagine “double face” che ha portato all’arresto e alla condanna – in primo grado a 14 anni di reclusione – di Antonio Calogero Montante, detto Antonello, ha solo tratteggiato i non pochi volti squallidi della città. Ma non tutto ciò che per le persone per bene è immorale è necessariamente un delitto, tecnicamente inteso come un reato. E per questo la Procura continua a indagare e a cercare gli eventuali reati, quei comportamenti umani, cioè, che a giudizio del legislatore contrastano coi fini dello Stato ed esigono come sanzione una pena.

Di recente, in occasione del trasferimento in carcere dell’ex tenente colonnello Ettore Orfanello, imputato nel processo che si celebra con il rito ordinario e denominato “Cuva + altri”, un paio di cognomi nisseni – che avevano già fatto capolino nell’ordinanza di custodia cautelare – sono trapelati: amici fedeli dell’ex ufficiale. Nel processo celebrato a porte chiuse per volere degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, ne sono usciti altri di cognomi, soprattutto nel corso delle conclusioni dei pubblici ministeri: magistrati, poliziotti, finanzieri, carabinieri e ufficiali della Dia che cercavano posti di lavoro per la moglie o i figli o un amico, o un amico di un amico. Non hanno certo fatto una bella figura, ma non è ancora chiaro se siano stati commessi o meno reati.

Mentre si attende da un giorno all’altro la conclusione dell’indagine relativa ai rapporti con i politici ed il filone che riguarda l’assessorato alle attività produttive della regione siciliana con un occhio a quanto accadde prima e durante Expo 2015, prosegue (una udienza a settimana, il lunedì) il processo ‘ordinario’ nell’aula bunker del carcere Malaspina. Pochi sussulti, per ora, anche per via della scelta delle difese degli imputati di acquisire e far diventare prova i verbali di quasi tutti i collaboratori di giustizia con rinuncia a porre loro domande. Nell’ultima udienza, con le deposizioni dell’ex direttore di Confindustria Caltanissetta, Giovanni Crescente e dell’ex funzionario della medesima associazione privata, Maurizio Sapienza, si è cominciato ad entrare nel vivo della vicenda. L’attesa e la curiosità, però, è già proiettata al 24 giugno quando si saprà se le difese degli imputati vorranno ascoltare o meno il collaboratore di giustizia Pietro Riggio, di cui alla scorsa udienza sono state depositate delle dichiarazioni rese a giungo del 2018, dopo l’arresto di Montante. Riggio che ha ricordato di essere stato scarcerato l’8 marzo del 2008, fra le varie cose, ha sostenuto di aver incontrato tempo dopo il boss di Serradifalco, Vincenzo Arnone, il quale gli avrebbe rappresentato la “necessità di dare una lezione ad Alfonso Cicero perchè stava dando fastidio ad un amico nostro. Gli chiesi chi fosse l’amico cui il Cicero avrebbe recato nocumento ed Arnone glissò sul nome, dicendo che non era importante che io lo sapessi.  A quel punto – ha spiegato Riggio ai Pm che lo interrogavano – mi impuntai, dicendomi che se voleva che io mi fidassi di lui non poteva tacere il nome della persona che a suo dire il Cicero danneggiava. Mi disse dunque che la persona era il Montante, che il Cicero osteggiava avversandolo nelle politiche industriali che quest’ultimo voleva attuare, senza però entrare nel dettaglio. A quel punto dissi ad Arnone che mi sarei dato da fare nel senso da lui indicatomi”. Riggio ha poi detto di aver incontrato, il 6 luglio del 2008, Carmelo Barbieri, a Resuttano, riferendolgi in colloquio avuto in precedenza con Arnone. “Barbieri – ha detto Riggio ai Pm – mi disse che dovevo dare seguito alla richiesta di Arnone, perchè ne avremmo avuto sicuramente un ‘ritorno’, sia io per la mia nomina a rappresentante, che la nostra famiglia. Mi disse che se avessi avuto bisogno di qualcosa non avevo far altro che chiederglielo, la cosa mi lasciò di sasso perchè compresi che intendeva con ciò dirmi che avremmo potuto arrivare alla situazione più estrema, cioè uccidere il Cicero, in tal senso interpretai il suo mettersi a disposizione. Due giorni dopo, l’8 luglio 2008, venni arrestato e subito cominciai a collaborare”.

Questa ricostruzione del pentito Riggio, però, parrebbe contrastare, anche temporalmente, con quanto affermato dallo stesso Cicero nel corso del processo con il rito abbreviato, celebrato dinanzi al Gup Luparello. Interrogato dal giudice lo scorso 16 marzo, Cicero ha chiarito che il rapporto fra lui e Montante ebbe inizio sul finire del 2009 quando “fui nominato commissario straordinario al consorzio ASI di Enna”. Cicero disse pure che fino a quel momento non aveva avuto nessun tipo di relazione e contatto con Montante e, quel giorno, ricordò pure al Gup, che Venturi era stato nominato assessore regionale all’industria nel governo di Raffaele Lombardo, qualche mese prima, sempre nel 2009.

I ricordi di Cicero sono esatti: Venturi fu nominato assessore il 7 luglio 2009; lui, che nel 2009 era consigliere di amministrazione della Crias (Cassa Regionale Credito Imprese Artigiane Siciliane) venne nominato Commissario ad Enna il 19 novembre. Riggio era in cella già dall’8 luglio 2008.

Gianpiero Casagni

      

 

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