«In politica le donne si facciano avanti»: Ilaria Insisa sulle pari opportunità.

Ilaria Insisa (foto tratta da Facebook)

La composizione del nuovo governo ha sollevato l’annosa questione delle pari opportunità, anche per il fatto che un partito come il PD non abbia proposto nessuna donna per il ruolo di ministra, in barba ai tanti discorsi sulla parità di genere. In proposito abbiamo intervistato Ilaria Insisa, componente dell’Assemblea regionale del Partito Democratico.

Partiamo dal nuovo governo. Un partito di destra come Forza Italia, in passato molto chiacchierato in materia di pari opportunità, ha proposto due donne come ministre: Maria Stella Gelmini (Affari regionali e autonomie) e Mara Carfagna (Sud e coesione territoriale). Un partito di centrosinistra come il PD invece non ne ha proposta neanche una. Come commenti questo fatto?

«Forza Italia è un partito che nasce da un certo machismo interpretato magistralmente per vent’anni da Berlusconi. Non è cambiata la sua natura, dal mio punto di vista, semmai c’è stato un cambio di paradigma nel suo gruppo dirigente. Gli uomini brillanti e intelligenti semplicemente non erano scelti poiché la presenza del suo leader era sufficiente. Così le donne con molta fatica e qualche successo si sono fatte strada.

Mara Carfagna, ad esempio, è stata la protagonista di molte leggi in favore delle donne, come il reato di stalking, il disegno di legge “misure contro la prostituzione”, con qualche ombra ingombrante rispetto al diritto di riconoscere le coppie omosessuali, da parte dello Stato, in quanto per loro è impossibile procreare.

La prima presidente donna del Senato e seconda carica dello Stato Maria Elisabetta Alberti Casellati è di Forza Italia.

Le capogruppo alla Camera e al Senato sono state due donne per FI. Lella Golfo (PDL), insieme ad Alessia Mosca (PD), introdusse le quote di genere nei Cda.

Le donne dem hanno anch’esse portato avanti leggi importanti, ma poi non hanno visto il dovuto riconoscimento in termini di leadership all’interno e all’esterno del partito. Questo è successo perché il PD è un partito fortemente maschilista, con un maquillage progressista che fatica ad avere una connotazione realistica. Le donne emergono solo come ‘tecniche’ in Italia. Non è così nei partiti nell’area della sinistra in tutto il mondo. Potrei fare innumerevoli esempi delle recenti partite elettorali come in America, Nuova Zelanda, Germania, Scozia, Cile e molti altri paesi. L’apparato politico prevalentemente maschile ha molto attenuato, se non impedito, le loro potenzialità di agire in modo ‘femminile’. Le differenze sono frutto di un condizionamento sociale e culturale, “fin da piccole ci insegnano a comportarci da ‘femmine’ come ebbe a dire l’economista Giovanna Vertova. Da grandi ci portiamo questo bagaglio culturale. Bagaglio che tuttora risulta molto comodo ai partiti, compreso il mio. Le donne in politica hanno un loro stile e le iniziative politiche lo dimostrano. Sono orientate alle politiche sociali, più egualitarie, attente ai bisogni delle famiglie; spostano le risorse sull’istruzione e la tutela dell’ambiente e in definitiva hanno una visione diversa con un orizzonte di lungo termine. Nelle amministrazioni si verificano meno casi di corruzione e meno irregolarità nei processi di appalti pubblici e ciò nondimeno hanno una minore probabilità di essere rielette. Hanno, in generale, uno stile collaborativo spiccato e una maggiore propensione al tema della pace. Ma sono poche… l’Italia ha avuto credo 28 premier, tutti uomini, che hanno presieduto 64 governi. Il Partito Democratico ha una profonda asincronia con i tempi e con il suo maschile conservatorismo. Molti dei temi cari alla nostra sinistra da un punto di vista sociale ed economico, come la disoccupazione, la povertà, lo sviluppo economico, non sono neutrali dal punto di vista del genere e impattano in modo diverso su uomini e donne».

Arriviamo a Caltanissetta. Qual è lo stato della parità di genere nel PD della nostra provincia? È stato fatto abbastanza o si può fare di più?

«Caltanissetta e la sua provincia soffrono a cascata di tutto quanto detto finora. Le donne presenti sono poche e messe in caselle di cui non si è potuto fare a meno per pura opportunità di parità di genere imposta da uno statuto che è tale solo sulla carta. Spesso con più incarichi all’interno dell’organigramma e scelte per l’ombra di un capo corrente che sempre uomo è. C’è ancora molto da fare, soprattutto se si pensa a dispensare incarichi di organismi prettamente femminili da parte sempre e soltanto di uomini».

Nel 2019, secondo quanto emerge dal Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni diffuso dall’Istat, i tassi di occupazione femminile più bassi si registrano a Caltanissetta (22,3%) e Agrigento (23,3%). Il Pd provinciale un’idea per affrontare questo problema? La puoi esporre?

«L’occupazione femminile è il grande snodo dell’Italia. Secondo i dati ufficiali della Fondazione studi consulenti del lavoro, fra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020 su cento posti persi, il 55,9% apparteneva a una donna. La strada per politiche di genere efficaci è ancora lunga. Le percentuali che citi delle province di Caltanissetta e Agrigento di occupazione femminile è in perfetta linea con questo dato. Non credo sia il PD provinciale che possa invertire la rotta ma certamente può fare sentire la propria voce tanto a livello nazionale che europeo. Premere affinché si possa dedicare una voce di spesa del bilancio europeo alla questione di genere; investire nei settori a maggioranza femminile, come il settore della cura; rendere vincolante per l’accesso dei fondi il rispetto dello stato di diritto; utilizzo dei fondi Next Generation EU per orientare alle ricerche incentrate sulle donne e sull’economia. Si deve fare pressione affinché nella manovra di bilancio ci siano ancora più incentivi per l’assunzione di donne del Sud disoccupate da almeno due anni. Fondi consistenti per l’imprenditoria femminile».

La parità di genere non è solo questione di numeri ma anche di contenuti. Partendo sempre dal nuovo governo, come faceva notare Linda Laura Sabbadini sulle colonne del quotidiano “La Repubblica”, le ministre sono 8 su 23 e molte collocate in ministeri senza portafoglio. Per di più nessuna donna nei ministeri che si occupano di economia. Si può dire che questo dato ben rappresenta l’arretratezza del nostro Paese, non solo in materia di pari opportunità?

«Il nuovo governo con alla guida Draghi ha soltanto otto donne ministre su un totale di ventitré, non penso che sia una colpa di Draghi ma piuttosto della miopia con la quale si scelgono le leadership anche a livello locale. Hai mai visto, all’interno del PD, una capo corrente donna? L’essere donna può influenzare sia comportamenti che professionalità, ma non un approccio diverso. Abbiamo molte donne competenti, coraggiose, lavoratrici che dovrebbero farsi avanti, non solo per sé stesse ma come guida per una crescita etica ed economica della società. E a beneficiarne, indirettamente, sarebbero anche gli uomini.

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